The Dark Pictures Anthology: House of Ashes – Recensione

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La recensione di The Dark Pictures Anthology: House of Ashes, l’ultimo capitolo dell’omonima saga, è finalmente uscito. Purtroppo, però, non sembra convincere più di tanto. La redazione di GamesHelp dopo averlo giocato e finito su PlayStation 5 è finalmente pronta ad analizzare cosa va e cosa no. Supermassive Games ha sicuramente dato anima e corpo per questa saga che, non sempre, riesce a brillare. Se infatti il primo capitolo, Men of Medan, non è stato particolarmente apprezzato dal pubblico, il secondo, ovvero Little Hope, era decisamente più convincente e dava l’idea che i creatori avessero trovato la giusta strada.

Ma, allora, cosa è successo con House of Ashes? La risposta probabilmente la sanno solo gli sviluppatori, questo terzo gioco sembra aver fatto diversi passi indietro rispetto al predecessore. Prima di leggere la nostra recensione vi ricordiamo che qui troverete la guida al platino dell’opera stessa.

House of Ashes: un assaggio della trama

Partiamo subito dal nucleo di questi prodotti, la trama. Per un avventura grafica interattiva è ovvio che la narrativa debba essere il punto di forza di tutta l’opera. House of Ashes non sembra aver messo a fuoco questa nozione. Gli eventi narrati accadono durante l’invasione statunitense nell’Iraq a seguito dei tragici eventi dell’11 settembre 2001. La CIA sembra aver trovato un deposito di armi di distruzione di massa e, prontamente, spedisce una squadra per verificare i dati. Le cose precipitano in fretta, l’intero team viene, infatti, assalito dall’esercito iracheno deciso a difendere la propria terra. Durante il combattimento si aprono delle fessure nel suolo che inghiottono i protagonisti, i quali si ritrovano sottoterra tra le rovine di un’antica civiltà mesopotamica. Fin da subito siamo consci che nei resti del tempio si cela un arcaico potere maligno: dei demoni/vampiri, che metteranno a dura prova i nostri compagni.

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L’ingresso del tempio maledetto.

La trama sembra essere già vista, ma ciò che demolisce il tutto sono i dialoghi. I personaggi molto spesso si ritrovano ad avere delle conversazioni davvero sconnesse tra loro e questo, purtroppo, mina l’avvenimento dei fatti rendendoli per certi versi anche ridicoli. Le ambientazioni di gioco invece, seppur coerenti con la sceneggiatura, non riescono a creare la giusta tensione, la quale si avvertiva, però, nel capitolo precedente. Infatti, la componente horror è quasi nulla e, purtroppo, si ha la sensazione di star giocando a un genere completamente diverso.

Un disastro tecnico

In questo capitolo della recensione di House of Ashes andremo ad analizzare la parte più spigolosa, il comparto tecnico. Non ci limiteremo a parlare solo della parte grafica che, purtroppo, è in parte disastrosa, ma anche del doppiaggio e della regia. Il doppiaggio in italiano è infatti pessimo, le voci sembrano essere monotono e il parlato difficilmente riesce a rispecchiare l’enfasi della scena, per non parlare del lip sync: completamente sfasato. Il discorso cambia se si gioca in lingua originale, dove i dialoghi sono davvero ben fatti e con le giuste tonalità di voce. Anche la regia non riesce ad essere soddisfacente, tagli messi alla rinfusa e inquadrature pessime.

Una delle scene in cui il comparto grafico risulta buono

La parte grafica del gioco, invece, è stata davvero difficile da giudicare. Questo perché il colpo d’occhio generale risulta soddisfacente. Tra texture che sembrano dimenticate e modelli poligonali il gioco, a nostro avviso, non riesce però a raggiungere i livelli sufficienti del “mondo odierno” (graficamente parlando). Ciò è un vero peccato, perché le premesse per essere un buon gioco c’erano quasi tutte ma, non si sa per quale motivo, il team di sviluppo sembra non aver centrato l’obiettivo.

Il gameplay, una costante vincente

Nonostante il gioco presenti qualche problema tecnico, il gameplay ormai consolidato risulta essere divertente e fruibile. Il classico sistema di Quick Times Events (QTE) che caratterizza questi prodotti riesce nuovamente a coinvolgere il giocatore, facendolo divertire e allo stesso tempo sobbalzare quando si sbaglia. Inoltre, la possibilità di poter scegliere la difficolta di gioco fa sì che ogni giocatore possa personalizzare la proprio esperienza. Anche le sessioni esplorative si sono dimostrate soddisfacenti grazie ad un level desing semplice e intuitivo, che riesce ad evitare lo smarrimento del giocatore negli angusti ambienti delle rovine.

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I gradini di questa scalinata hanno una texture davvero pessima.

Siamo giunti alla fine della recensione di The Dark Pictures Anthology: House of Ashes e, tirando le somme, possiamo dire che il gioco nel complesso è mediocre. Con alcuni difetti grafici e un doppiaggio non dei migliori, il gioco riesce comunque ad essere piacevole e fruibile. GamesHelp spera di avervi aiutato nel valutare questo particolare titolo e vi ringrazia per averci scelto.

THE DARK ANTHOLOGY: HOUSE OF ASHES

6

Il gameplay consolidato risulta divertente e interessante anche se tecnicamente il gioco rasenta un livello più che altro basso. La trama, inoltre, per quanto interessante non sembra essere convincente fino in fondo.

PRO

  • Gameplay divertente
  • Rigiocabilità
  • Interessanti curiosità sulle culture mesopotamiche

CONTRO

  • Doppiaggio di basso livello
  • L’ambientazione di gioco non crea la giusta atmosfera
  • Graficamente “non al passo”
  • Trama non molto avvincente
  • Animazioni legnose 
  • Dialoghi sconnessi

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