Deathloop – Recensione

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Sviluppato dai ragazzi di Arkane Lyon, Deathloop rappresenta la sintesi di tutti i lavori precedenti dello studio. Un titolo misterioso, appagante, capace di intrattenere fin dai primi minuti di gioco grazie a una narrazione diversa dai classici stilemi proposti dai giochi story driven. L’opera in questione, infatti, riesce ad assorbire completamente il giocatore, coinvolgendolo negli intricati eventi di Blackreef e spingendolo ad andare avanti nella scoperta della trama grazie alla sua struttura innovativa. Se già con Dishonored lo studio aveva raggiunto i più alti livelli degli Immersive Sim, con questo nuovo titolo riesce a superare quanto realizzato in precedenza, andando a creare una formula pressoché perfetta, capace di far immergere il player in un magnifico loop temporale. Dunque, non indugiamo oltre e proseguiamo con la nostra recensione di Deathloop.

Colt si risveglia bruscamente su una spiaggia e ha le idee confuse almeno quanto le potreste che avrete voi nei primi minuti di gioco. Il protagonista, infatti, non ricorda granché di come sia finito lì, né di quello che abbia vissuto fino a quel momento. L’avventura a Blackreef inizia nella confusione più totale, tra visioni di messaggi sospesi a mezz’aria e una voce che rieccheggia nella mente del vostro alterego; farete presto la conoscenza di Julianna, villain principale e motore della trama. Sarà lei, infatti, a incitarvi a spezzare il loop, o quantomeno a provarci, mentre continuerà a farvi fuori un giorno dopo l’altro.

Deathloop: mistero e scoperta nella nostra recensione

Deathloop cerca, quindi, di far provare al giocatore le stesse sensazioni di Colt e tenta di accompagnarvi nel senso di mistero e scoperta che pervade l’intera opera. Inizialmente vi troverete di fronte a una mole ingente di informazioni e ci vorrà qualche ora di gioco prima di metabolizzare concretamente tutto quello che l’opera offre. Il nostro consiglio è quello di non saltare nessuna delle tante istruzioni iniziali, poiché risultano essere fondamentali per non trovarsi in situazioni spiacevoli nelle fasi più avanzate del gioco. In fase di recensione di Deathloop ci è capitato di saltare uno degli indizi principali e perdere, in questa maniera, gran parte del bottino ottenuto. Il gioco, infatti, prevede la perdita di tutte le armi ad ogni loop e, dunque, alla fine di ogni giornata o morte. Tale handicap è arginabile grazie alla possibilità di sfruttare, dopo aver completato una delle prime missioni di gioco, una particolare valuta energetica, chiamata “Residuo”, con la quale potrete decidere di rendere l’equipaggiamento immune allo scorrere dei loop e mantenerlo permanentemente all’interno della vostra dotazione.

Deathloop recensione
Raccogliere Residuo sarà importante per la progressione di Colt nell’avventura.

Nelle battute iniziali vi troverete, dunque, a dover assorbire una lunga serie di informazioni su Colt, Julianna, sul mondo di gioco e sulle leggi che lo regolano. Scoprirete ben presto che il vostro obiettivo sarà quello di spezzare il ciclo e per farlo dovrete affrontare e sconfiggere in un’unica giornata, quindi in un unico loop, gli otto Visionari, ovvero coloro che sorreggono il loop stesso. Il corso degli eventi, e dunque del gameplay, si articola in Deathloop attraverso quattro momenti della giornata (mattina, mezzogiorno, pomeriggio e sera) e quattro diverse mappe, corrispondenti ognuna a un distretto di Blackreef: il Complesso, Baia di Karl, Updaam e Fristad Rock. Durante lo scorrere delle giornate dovrete cercare di ottenere quanti più indizi possibili e sciogliere ognuno dei nodi che compongono la fitta rete di misteri legati alla storia di Colt e dei Visionari.

Eternità e coscienza

Starà a voi scegliere quale missione affrontare prima e dopo, completare un indizio vi porterà, infatti, ad essere sempre più vicini alla scoperta della verità. Nel frattempo la vostra preoccupazione maggiore sarà, quindi, quella di ottenere quante più informazioni possibili sui vostri avversari, compresi i semplici Eternalisti, ovvero i nemici che affronterete per la maggior parte del tempo: gli abitanti di Blackreef, intrappolati nell’eternità del loop, ma privi di una coscienza che si mantenga viva giornata dopo giornata come succede a Colt. Infatti, in assenza di stimoli esterni, gli abitanti dell’isola seguiranno costantemente lo stesso pattern. Le quattro ambientazioni che ospiteranno le vostre scorribande per l’isola saranno inoltre irte di trappole, fatte di mine antiuomo e laser esplosivi, e svariati strumenti elettronici ostili. Quest’ultimi sono hackerabili tramite un apparecchio che troverete ad ogni inizio giornata chiamato Hackamajig, che vi consentirà di volgere a vostro favore tutta quella serie di torrette difensive e telecamere di sicurezza che ostacoleranno il vostro cammino. Alla base del vostro equipaggiamento sarà presente anche una particolare granata, chiamata Streak Carica, che presenta 3 modalità di utilizzo: granata classica, mina antiuomo o carica di prossimità. Questa, in combinazione con le torrette riprogrammate per attaccare i nemici, potrà esservi particolarmente utile nella difesa di determinate aree, in un gameplay che ricorda per certi versi quello di Bioshock 2.

Deathloop recensione
Hackerare torrette e strumenti elettronici vi faciliterà la vita.

Deathloop sembra essere, almeno secondo chi scrive, la perfetta crasi tra la serie Bioshock e quella di Dishonored, sia a livello di gameplay che per l’universo distopico all’interno del quale si svolgono gli intriganti (e intricati) eventi. Come nella precedente serie sviluppata da Arkane Studios avrete a disposizione vari modi per sconfiggere i vostri avversari, dallo stealth allo scontro a fuoco, potendo sempre contare su un buon repertorio di armi, suddivise in tre gradi di rarità (grigio, azzurro e viola) e personalizzabili fino a un massimo di tre piastrine, ognuna delle quali rappresenta un potenziamento. In base alle piastrine a vostra disposizione potrete dunque, per esempio, ricaricare l’arma più velocemente, o limitarne il rinculo. Proseguendo con l’avventura avrete inoltre accesso a una serie di poteri che ricordano proprio quelli presenti in Dishonored, in particolare quello legato alla tavoletta Traslazione, che vi permetterà di proiettarvi in zone inaccessibili in altre maniere. Per potenziare Colt avrete anche a disposizione una serie di piastrine dedicate al power up personale, potrete quindi accedere a nuove doti come il classico doppio salto.

Stile anni ’60

Proseguendo con la nostra recensione di Deathloop, vediamo che il punto dolente dell’intera opera è, forse, proprio il sistema di combattimento, complice una gestione della mira e delle hitbox non propriamente ottimali. Più volte vi chiederete come mai non starete prendendo un nemico, nonostante il vostro mirino sia esattamente sopra di esso. In tal senso, abbiamo appurato che l’utilizzo del pad migliora leggermente la situazione, grazie all’utilizzo della mira assistita, ma avremmo preferito comunque una maggiore cura verso questo aspetto del gioco. Anche l’intelligenza artificiale dei nemici non brilla, al contrario, risulta essere non particolarmente efficiente, consentendovi di sgaiattolare davanti agli occhi degli npc e di farli fuori senza troppi problemi. Anche da questo punto di vista, si poteva osare di più, poiché il tutto rende il livello di difficoltà generale tarato molto verso il basso.

Pronti per un nuovo loop?

Dal punto di vista tecnico il titolo non sembra essere ottimizzato al meglio. Nella versione da noi provata, quella PC, il gioco fatica a raggiungere i 60fps con una risoluzione di 1440p e dettagli medio/alti con una RTX2060 OC. In particolare, il consumo di VRAM sembra essere veramente elevato rispetto alla media di titoli simili. D’altronde la serie di Dishonored su PC non è mai stata ottimizzata al meglio in termini di performance, ma ci si poteva aspettare qualcosa in più. In compenso, le impostazioni grafiche da poter modificare sono veramente tante e faranno la felicità di tutti quei giocatori più inclini alla ricerca del perfetto compromesso tra qualità visiva e prestazioni. Più che a livello grafico, dove il gioco perde molto charm per via di animazioni non propriamente fluide e qualche spigolo di troppo, è a livello stilistico che l’opera riesce a stupire maggiormente, grazie a tutto quell’immaginario anni ’60 e ’70 ricreato alla perfezione sia nel design dei livelli, sia nella fantastica colonna sonora.

Multiplayer poco incisivo

Altra piccola nota dolente è rappresentata dal multiplayer, decisamente poco incisivo e memorabile. La componente multigiocatore è basata unicamente sulle invasioni, sulla scia di quanto succede in titoli come Dark Souls; impersonando Julianna potrete, infatti, entrare nella linea temporale di un altro giocatore e ostacolarlo uccidendolo e derubandolo del suo equipaggiamento. Un’aggiunta che sicuramente può andare a fare la felicità dei giocatori più inclini al PvP, ma senza la quale il prodotto resta comunque perfettamente godibile. A volte abbiamo trovato addirittura fastidioso dover continuare ad affrontare, dopo l’ennesima sconfitta, utenti armati fino ai denti quando noi avevamo appena perso ogni equipaggiamento.

Deathloop recensione
Il nostro Colt pronto all’azione!

Deathloop è sicuramente un esperimento ben riuscito, in cui i ragazzi di Arkane Lyon hanno infuso tutta l’esperienza accumulata finora e che in fase di recensione si è fatta ben sentire. Al netto di alcuni evidenti difetti, l’opera resta unica e si erge in un panorama videoludico che fin troppo spesso ha paura di osare e reinventarsi. Nonostante non tutto funzioni fluidamente, a partire anche solo dalle performance tecniche, il gioco resta estremamente godibile e rappresenta una vera e propria boccata d’aria in un genere che necessita sempre più di scelte coraggiose e sperimentazione di livello. Ci sentiamo quindi di promuovere pienamente l’avventura di Blackreef, sperando che sia d’esempio e d’ispirazione per la realizzazione di nuove opere che possano sfidare i paletti e le etichette imposte a un genere stantio come quello degli sparatutto in prima persona, contribuendo a ibridarlo sempre più a formule vincenti come quella dell’Immersive Sim. Per questa recensione di Deathloop è tutto, continuate a seguirci sulle pagine di GamesHelp per guide e aggiornamenti dal mondo videoludico! In più, se volete avere qualche consiglio sul raggiungimento dei trofei dell’opera in questione, eccovi la nostra guida al platino di Deathloop.

DEATHLOOP

8.5

Una ventata d’aria fresca. Una novità che rivoluziona il genere. Un titolo sicuramente da provare. Deathloop è tutto questo e molto altro! Non è esente da alcuni difetti, ma non fatevi sfuggire questo titolo, potreste rimanerne davvero sorpresi. 

PRO

  • Sistema di narrazione originale
  • Possibilità di combinare tra loro armi e abilità differenti
  • Libertà nella progressione della trama

CONTRO

  • Sistema di combattimento da migliorare 
  • Bassa difficoltà
  • Multiplayer poco incisivo

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